L’arte nella realtà virtuale

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L’arte, una delle discipline più antiche della storia dell’uomo, sta cercando di adattarsi al veloce sviluppo tecnologico che stiamo vivendo.

Fare arte significa raccontare parte del proprio tempo e anche gli artisti di oggi sono narratori della nostra epoca.

Oggi il legame tra arte, tecnologia e realtà virtuale è più che mai presente e innegabile. Nella contemporaneità è di questi strumenti che, volontariamente o involontariamente, gli artisti hanno necessità di parlare, per l’arte e con l’arte.

Sono sempre più numerosi i musei e le case d’asta che danno importanza e spazio agli artisti che utilizzano questo nuovo medium come loro linguaggio.

Mori building digital art museum

Uno dei musei più noti per le esposizioni di questa nuova espressione d’arte è il nuovo museo Mori Building digital art museum di Tokyo. Qui il gruppo collettivo TeamLab Borderless ha organizzato un’esposizione interamente basata sull’arte virtuale.

La mostra consiste in una vera e propria immersione all’interno degli spazi espositivi del museo, che attraverso la proiezione di immagini, coinvolgono i visitatori trasportandoli in una realtà apparentemente virtuale.

I social network hanno reso virali le immagini relative a questa esposizione e da questo si può comprendere l’incredibile atmosfera che gli artisti sono stati in grado di creare con l’ausilio delle nuove tecnologie digitali. 

Phantom

Phantom, Daniel Steegmann Mangrané, Hangar Bicocca, Milano

L’opportunità di confrontarci con questo nuovo tipo di arte è stata presentata anche in Italia. 

L’artista Daniel Steegmann Mangrané, nella sua esposizione sul tema della natura avvenuta nel 2019 all’Hangar Bicocca di Milano, ha inserito un’opera, Phantom. Questa dava la possibilità ai visitatori di immergersi nella realtà virtuale vera e propria.

Mangrané ci propone un nuovo sguardo sulla natura contaminata dalla tecnologia. Con l’utilizzo di un visore VR (visore di realtà virtuale), il visitatore aveva la possibilità di ritrovarsi immerso in una riproduzione tridimensionale della Mata Atlantica, una foresta tropicale brasiliana.

Con questi due esempi siamo in grado di capire come l’arte virtuale non sia solo un modo per fare esperienza di realtà inesistenti, ma anche un modo di reinterpretare ciò che realmente ci circonda.

La crypto art

Insieme delle opere di Beeple, The first 5000 days.

Il fenomeno dell’arte digitale ha preso piede all’interno del mercato dell’arte grazie a una delle più grandi case d’asta di Londra, Christie’s. Nel 2021 questa ha infatti venduto per 69,3 milioni di dollari, l’opera The first 5000 days, dell’artista Beeple (Mike Winkelmann).

La notizia della vendita ha catturato l’attenzione di tutto il mondo dell’arte. L’evento ha portato ad una crescita esponenziale dell’interesse verso questo nuovo tipo di arte che utilizza gli NFT (Non Fungible Token) come strumento di autenticazione utile alla vendita sul mercato.

L’arte virtuale di oggi ci permette, e permetterà a chi verrà dopo di noi, di prendere consapevolezza della nostra quotidianità, in un mondo in cui tecnologia e realtà virtuale stanno prendendo il sopravvento.

Elettra Oliva – Area comunicazione