Il branding nella storia

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Nascita ed evoluzione della branding strategy

Per iniziare a raccontare la storia del branding è necessario, in primo luogo, chiarire la provenienza a livello linguistico del termine brand. La sua etimologia, e anche quella della traduzione in italiano (marchio) rimandano al concetto di “marchiare con il fuoco”.

Questa traduzione ci permette di capire quale è sempre stato l’obiettivo del branding: identificare, marchiare e rendere facilmente riconoscibile qualcosa.

Il brand è infatti la combinazione di elementi come il nome, il logo, lo slogan e la storia che rendono un’azienda riconoscibile in mezzo alle altre. È per questo motivo che il branding ha assunto una fondamentale importanza nella contemporaneità.

In una società come la nostra, dove la concorrenza è altissima e ogni individuo entra in contatto con numerose aziende, avere una branding strategy solida e distinguibile, è un’arma fondamentale per uscirne vincenti.

Ma per comprendere al meglio questo fenomeno oggi è importante tornare indietro e capire come, invece, funzionava ieri.

Il branding nel passato

Già all’inizio della seconda rivoluzione industriale, iniziarono ad essere presenti in alcuni stati degli USA le marche, rilegate però a poche industrie, come quella del tabacco e della medicina.

Con il passare dei decenni, i cambiamenti storici che si susseguirono favorirono il proliferare di brand.

Il progresso industriale, il consumismo, l’evoluzione delle tecnologie e lo sviluppo della pubblicità, furono tutti fattori che resero necessario per le aziende diventare facilmente identificabili per essere la scelta degli acquirenti.

Fu però nel primo decennio del Novecento che i marchi iniziarono ad essere riconosciuti e positivamente accettati dai consumatori. Fu in questo periodo, infatti, che gli imprenditori iniziarono ad affidarsi a una nuova figura professionale dedita al branding, per la creazione delle strategie per emergere.

Il veloce sviluppo del branding e del mondo della pubblicità, ebbero una battuta d’arresto durante la metà del secolo per via della Guerra.

Ma nell’immediato Dopoguerra, il boom economico e le sue conseguenze sulla società, comportarono un aumento esponenziale della domanda per i brand da parte dei consumatori. Questi erano spesso spronati all’acquisto dal nuovo strumento che sarà il più potente fino al nuovo millennio: la televisione.

Il branding nel presente

L’ulteriore svolta in questa storia avviene con la nascita del web. In particolare, ciò che ha inciso in modo irreversibile sul branding è la possibilità dei consumatori di essere connessi in ogni istante della loro vita.

Emergere in un mondo in cui i possibili acquirenti sono costantemente a contatto con i numerosi competitor presenti sul mercato, è diventato ancora più difficile. Per questo motivo, le tecniche di branding si sono affinate ancora di più.

Creare un brand che abbia un’immagine, dei valori e un target ben definiti è diventato fondamentale per la sopravvivenza di un’azienda.

I social network sono centrali in questo meccanismo. Per i brand, queste piattaforme sono fonte di informazioni essenziali per individuare il proprio target e per raggiungerlo nel momento in cui gli si vuole vendere il proprio marchio.

Creare e mantenere un’identità definita e ben vista sui social è diventata una priorità dei brand che ogni giorno si ingegnano per trovare una strategia che vinca sulle altre.

Lo sviluppo del branding è stato infatti, quasi ininterrottamente, un percorso in crescita che ha portato alla creazione di un vero e proprio mondo costellato di nuove professioni legate alle creatività e all’innovazione.

Abbiamo visto come gli imprenditori di “ieri” siano arrivati al concetto di brand e osservato come oggi le tecniche di branding si stiano evolvendo giorno dopo giorno. Allora non ci resta che chiederci: come continuerà questa storia nel suo “domani”?

Elettra Oliva – Area Comunicazione