Camere dell’eco: contenuti del web tra filtri e realtà

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Nel web, vivere in una bolla di filtri sulla realtà è possibile: è proprio ciò che accade con le camere dell’eco.

In un’epoca in cui la comunicazione di massa lascia sempre più spazio all’affermazione prepotente delle dinamiche di rete, siamo costretti a confrontarci con un inedito approccio ai contenuti.  

Cosa sono le camere dell’eco?

Le camere dell’eco sono tutto l’insieme di informazioni e opinioni che, complessivamente, pretendono di spiegare la realtà attraverso un continuo processo di autolegittimazione. Si chiamano ‘camere’ perché, come si può intuire, rappresentano community legate solo a una delle mille sfumature in cui la realtà può essere raccontata. Una sola spiegazione che gode sempre di coerenza in virtù dell’eco di voci che la supportano e alimentano.

Siamo di fronte a camere dell’eco quando un fan di Apple viene esposto a contenuti che gli dicono perché si meglio acquistare un iPhone invece che un Galaxy. Oppure, se piace il basket, verranno proposti maggiormente video e articoli inerenti alla pallacanestro e non al calcio… Ancora, se si ama la musica techno si incapperà difficilmente in brani di Ozuna o BadBunny.

Dove affondano le loro radici?

È solo tra il 2004 e il 2005 che ha veramente senso parlare di camere dell’eco. Con la nascita e diffusione del Web 2.0 i social network fanno la loro comparsa, e con questi internet viene invaso dai cosiddetti user generated content.

In quanto utenti del web, non siamo più ricettori “passivi” di stimoli, ma abbiamo la possibilità di creare contenuti e di orientare le nostre preferenze. Sempre più incentivati a far parte di queste vetrine, cerchiamo, commentiamo, mettiamo “mi piace”, postiamo… insomma, lasciamo una miriade di tracce dei nostri interessi.

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Il web inizia dunque a diventare una macchina potentissima, un grande contenitore di big data, frammenti che ci lasciamo dietro e che col passare del tempo, più diventano numerosi più aumenta la loro precisione nel capire i nostri gusti. Paragonabili a massivi archivi digitali, grazie a sistemi di AI (Artificial Intelligence) i big data permettono ai motori di ricerca e ai social network di suggerirci contenuti sempre più affini ai nostri interessi.

Nessuno sarebbe in grado di esprimere questo concetto meglio di Eric Schmidt, CEO di Google dal 2001 al 2011:

“Sarebbe molto difficile per le persone guardare o utilizzare qualcosa che non è cucita su misura per loro”.

Dovremmo quindi essere felici di essere più esposti a contenuti che possono rispecchiare o quantomeno avvicinarsi a quello che ci piace?

Perché le camere dell’eco ci piacciono così tanto?

Le camere dell’eco come “naturale” conseguenza del nostro utilizzo dei social e di internet in generale ci piacciono, è inutile negarlo.

Questo accade perché in tutto il rumore confusionario del web creato da influencer, sponsorizzazioni, storie, reels di altri utenti e altre informazioni possiamo comunque tracciare un filo rosso che ci spinge a trascorrere del tempo in queste piattaforme.

Alla gente piace identificarsi in qualcosa, sentirsi parte di un gruppo o vedere un suo pensiero condiviso. Infatti ognuno di noi, nei meccanismi sociali, risponde a due bisogni fondamentali: il bisogno di padronanza (sapere di fare la cosa giusta) e il bisogno di affiliazione (essere stimati e accolti da coloro che riteniamo importanti). Quindi, quando quello che dicono gli altri è conforme al nostro punto di vista, ci sentiamo gratificati, cresce il nostro senso di sicurezza e siamo ancora più convinti della validità e giustizia delle nostre idee!

Perché (forse) non dovrebbero piacerci così tanto?

Le camere dell’eco sembrerebbero fantastiche! Ma siamo sicuri che i contenuti che il web ci mostra siano necessariamente la realtà che abbiamo bisogno di vedere e non solo un filtro di quest’ultima?

Posizione del device, indirizzo IP, cronologia delle ricerche, cookies e altri dati personali sono gli strumenti che contribuiscono a creare e consolidare le camere dell’eco, ma forse sarebbe meglio scrivere “gabbie di filtri”. In sostanza non sono altro che delle mura che ci separano da opinioni, informazioni e stimoli diversi da quelli a cui siamo abituati.

Non possiamo esercitare il controllo sui filtri applicati ai contenuti ritagliati ad hoc per noi, non abbiamo neanche la possibilità di mettere in dubbio il nostro sistema di valori. Proprio a causa di questi fattori siamo inevitabilmente portati ad avere una (talvolta) erronea percezione della realtà. Insomma, siamo di fronte ad un filtro del sapere che preferisce alimentare le nostre certezze spacciandole quasi come verità assolute.

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Ma allora cosa dobbiamo fare?

Se dopo l’entusiasmo legato alle implicazioni rivoluzionarie di internet si è lasciato spazio all’amarezza delle conseguenze negative delle camere dell’eco, beh…

Saremo forse con più dubbi che certezze, ma ciò che abbiamo guadagnato sta nella maggiore consapevolezza che avremo (o almeno si spera) nel prossimo incontro con il web.

Francesca Grigolo – Area Comunicazione