Le case discografiche: alla scoperta dell’industria musicale

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Grandi o piccole, potenti o sconosciute, le case discografiche sono parti costitutive di un grande mercato musicale.

Ma esattamente, che cos’è una casa discografica?

Una casa discografica è un’azienda che si occupa della produzione e promozione di musica su diversi formati, come per esempio vinili o CD. Esse costituiscono l’industria musicale insieme alle riviste, all’editoria musicale e ai musicisti.

Ciascuna singola casa discografica crea il proprio marchio commerciale: la famosa etichetta discografica, che prende il nome dall’etichetta stampata posta nella confezione del CD o al centro dei dischi in vinile.

Le principali etichette a livello mondiale: le major

Tutte queste società possono essere suddivise in tre grandi gruppi: le major, le indipendenti e le vanity label.

Le major sono case discografiche legate a delle multinazionali e controllano gran parte del mercato musicale. Queste sono interessate a musicisti per il grandissimo pubblico, orecchiabili e alla moda, che molto probabilmente godono anche di un vasto successo.

Oggi si contano principalmente tre major: la Sony Music, l’Universal Music Group e la Warner Music Group. Ognuna di esse ha al suo interno varie etichette e studi di registrazione, spesso sovvenzionate dall’etichetta più grande. Le major sono inoltre grandissime realtà che, grazie al grande ammontare di risorse economiche, hanno la possibilità di organizzare eventi e di investire molto per pubblicizzare i propri artisti.  La Sony Music, per fare un esempio, nel 2005 controllava il 25.6% del Market share mondiale. La società statunitense ha prodotto nel tempo grandi nomi come gli Oasis, Jennifer Lopez, Micheal Jackson, Leonard Cohen e molti altri.

Le indipendenti

Le indipendenti sono etichette discografiche che autoproducono e promuovono i propri prodotti, indipendentemente dal grande circuito musicale. Esse sono moltissime e sparse in ogni nazione e solo in Italia se ne contano oltre 200. Queste case discografiche sono caratterizzate da una propria visione che spesso si basa su un determinato genere o subcultura. Grazie alla presenza di questa visione propria possono così fornire all’artista grande libertà espressiva e maggiore autonomia generale. Esempi di indipendenti italiane sono l’etichetta Trovarobato, con sede a Bologna, che ha prodotto grandissimi album come DIE di Iosonouncane e quelli di Dino Fumaretto. Aderenti a particolari generi sono invece la Never Say Die, che produceva solo dubstep, house, drum and bass ecc., chiusa qualche mese fa. Infine, altra indipendente italiana di successo è la Dio Drone, i cui prodotti si concentrano sul genere  underground tendenzialmente sludge e noise.

Le vanity label

Le vanity label sono etichette fondate e gestite da un singolo artista, anch’esse indipendenti. Queste sono generalmente più libere rispetto ad un’etichetta classica, in modo tale che il fondatore possa perseguire i propri ideali o progetti musicali indistintamente dalle richieste dall’alto e di mercato. Esempi di vanity label sono la Apple Records fondata dai Beatles e la Bizzarre Records fondata da Frank Zappa. Più recenti sono invece la G.O.O.D Music di Kanye West, e Tanca di Iosonouncane, più piccola e fondata solo pochi mesi fa.

Come funzionano le etichette discografiche?

Il funzionamento delle case discografiche è strettamente legato alla ricerca di un artista, di cui viene gestita la produzione musicale, la distribuzione e la promozione. La ricerca può esser fatta in vari modi e con varie finalità. Il produttore musicale o organizza provini per artisti o si reca nei locali per cercare nuovi musicisti o vengono creati concorsi musicali.

Il mondo della produzione è oggi molto eterogeneo. Produrre può infatti costare pochissimo ed essere fatto autonomamente, con il fenomeno dell’home recording che è sempre più diffuso. Ad ogni modo, le major e in generale la maggior parte delle altre case discografiche producono in appositi studi, che possono essere di loro proprietà o meno.

Distribuzione e promozione

Nell’ambito della distribuzione si è sviluppato il più grande cambiamento dell’industria musicale. Sebbene ci sia stato un forte ritorno del vinile e una stabilizzazione dei cd nel mercato, oggi la musica viene ascoltata per la maggioranza attraverso piattaforme streaming come Spotify e Amazon music. L’inserimento della musica in questi servizi avviene tramite distributori digitali, come Awal, DistroKid, Tunecore, realtà con le quali le case discografiche stipulano una serie di accordi. L’aspetto sicuramente più innovativo è però il fatto che i singoli artisti possono distribuire la propria musica usando direttamente questi distributori digitali, lavorando quindi in completa autonomia. L’utilizzo dei di essi, unito al fenomeno dell’home recording, crea quindi un panorama interessante per gli artisti indipendenti, non più responsabili solamente del processo creativo.

La promozione è l’ultimo elemento della catena ma non il meno importante. Un album o un singolo possono essere promossi in vario modio: via radio, web, attraverso i social dell’artista o della casa discografica, su YouTube oppure tramite programmi televisivi, concerti e tour.

Il panorama delle case discografiche è quindi molto complesso, con compiti specifici che vanno oltre il semplice funzionamento generale appena illustrato. In un mondo musicale particolarmente variegato e soggetto a cambiamenti, sapranno le case discografiche tenere testa all’evoluzione?

Luca Pacchiarini – Area Comunicazione