Le iniziative personali: come Instagram ha vissuto la quarantena

Le iniziative personali: come Instagram ha vissuto la quarantena

Inutile negarlo: nel periodo tra marzo e giugno, e poi di nuovo tra novembre e dicembre, i nostri smartphone hanno visto un’impennata nell’utilizzo giornaliero. (qui per una panoramica del mese di Aprile). Seppur in seno all’anno-che-non-deve-essere-nominato, con questo articolo vogliamo proporre un lato poco esplorato dell’esperienza social.

Parafrasando i dettami di Marshall McLuhan, l’anno scorso più che mai i media sono diventati un’estensione del corpo.

La naturale proiezione del nostro cervello su un telefono che parla al nostro posto è sembrato il modo più semplice per colmare i vuoti fisici che si sono venuti a creare.

Nonostante ciò, a differenza del paradigma del sociologo, prestare la propria voce ad uno smartphone non sempre è motivo d’ansia. Al contrario: Instagram ha funzionato come cassa di risonanza per i creativi, per chi cercava contenuti che rispondessero alle proprie esigenze o per chi voleva in qualche modo sopperire alla chiusura di sale, cinema e teatri.
Così, il sottobosco dei profili secondari si è infoltito e ha accolto di buon grado l’avvento di queste iniziative personali.

Complici sicuramente la noia e un information overload, non è un caso che molti utenti abbiano deciso di ritagliarsi un angolo di informazione settoriale. Un numero non indifferente di ragazzi è quindi stato in grado di reinventarsi, sfruttando un forzato aumento del tempo libero per promuovere se stessi o i loro progetti.

Scopriamone qualcuna…

Chi ha dato il “La” è stato l’ormai celebre e tanto sospirato @poivorrei. Stendardo delle speranze degli italiani in quarantena, è subito diventato apripista di un trend in rapida crescita – nonché di numerose imitazioni (tra varianti regionali, locali e semantiche).
Al suo fianco, non sono mancate pagine che hanno trattato l’emergenza sì di petto, ma sempre facendo il giro largo e sfruttando il macro-tema come fil rouge. Profili come @covidartmuseum e @autocertificazioni_illustrate hanno quindi saputo raccogliere testimonianze artistiche di chi ha ritrovato l’ispirazione in un periodo arido di stimoli.
E ancora, c’è chi ha spostato l’occhio sulla brutale normalità di aspetti che la quarantena aveva romanticizzato: se @quarantena_fahionweek non ha bisogno di presentazioni, @insta_della_spesa ha vissuto un boom quando il supermercato era diventato la tappa più attesa della settimana, e @normalizenormalhomes ha scardinato il bucolico immaginario della finestra che affaccia su un giardino che, ahimè, la maggior parte dei fuorisede non conosce.

Come sono nate queste nuove idee?

Abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni utenti che sono comunque riusciti a ottenere una loro rivincita personale anche nei mesi più cupi dell’anno. È stata posta un’unica domanda rappresentativa:

Come ha influito la quarantena nel reinventarti?

@intheusa_it, pagina già seguita dall’esperto Francesco Costa e volta alla divulgazione delle politiche d’oltreoceano, ha risposto:

Senza dubbio la quarantena ci ha spinti a riflettere sulla possibilità di portare la nostra passione per gli stati uniti qui su Instagram. Complice il maggior tempo libero abbiamo trascorso un mese di tempo a capire come strutturare il progetto e una volta partiti nel tempo dai due ragazzi che eravamo abbiamo attirato altri giovani con il nostro stesso interesse e passione per un’informazione e divulgazione di qualità sulla sfera americana. Oggi ci troviamo alla soglia dei 1000 followers con e un team di lavoro che presto conterà 7 persone in tutto. Insomma, senza la quarantena molto probabilmente sarebbe mancata la miccia che ci ha spinti a passare dalla teoria alla pratica.

@inquinamenti_acustici, che si erge contro un algoritmo ingiusto verso i non-famosi e contro un panorama musicale poco propenso alle novità, ribatte:

 La quarantena per noi che viviamo d’arte è stata terribile. All’inizio surreale, ma dopo un mese senza poter suonare iniziava a subentrare la frustrazione. InquinaMenti Acustici nasce proprio da quest’ultima, per passare del tempo insieme, accorciare le distanze, creando una sorta di Big Family Artistica, una vetrina per la musica e l’arte emergente.

Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione di un’amica che ha prestato un’occhio da spettatrice che un’artista non può avere. Se non ci fosse stato il periodo del lockdown secondo me non avremmo avuto quella spinta necessaria, presi dal nostro quotidiano e dalla vita in genere.

Anche @gigligiuls, che oltre a più di 2.500 followers ha guadagnato regali e condivisioni da ClioMakeUp grazie alla loro passione comune, si trova d’accordo:

La quarantena è stata fondamentale per me per permettermi di dedicarmi quasi a tempo pieno alla mia passione per il makeup. Mi ero iscritta a un’accademia di trucco che doveva iniziare proprio il 9 marzo 2020, quindi ho preso la cosa come un segno del destino, e ho deciso di dedicarmi al mio profilo, per sfruttare al meglio tutto il tempo che avevamo a disposizione.

Da quel momento non mi sono più fermata perché la piccola community che si è creata intorno al mio profilo è veramente bellissima e stimolante. Sono davvero contenta di averlo fatto, il mio appuntamento giornaliero coi trucchini mi ha davvero tenuta mentalmente stabile durante il primo lockdown, che altrimenti sarebbe stato davvero molto pesante psicologicamente!

Infine, @libernato descrive così l’utilità che la quarantena ha avuto nel fare della sua passione per la lettura un impegno digitale:

Questo progetto era nei miei pensieri da tempo e la quarantena mi ha dato la spinta per iniziare a maggio. La lettura mi ha spesso insegnato a dare valore al tempo, così ho deciso di condividerlo con una community sperando di trasmetterlo ad altri. Leggere non è solo farsi raccontare una storiella. Leggere rende liberi. La cultura rende liberi. E lo fa anche in un periodo in cui non ci siamo sentiti affatto liberi.

Il mio obiettivo era sì di avvicinare alla lettura in senso più generale, ma anche condividere temi e riflessioni attraverso le trame di ciò che leggiamo, di conoscere cose nuove, che anche io scopro man mano che creo contenuti. Walt Disney diceva che se sei curioso trovi un sacco di cose interessanti da fare e chi sono io per contraddirlo?

Per anni, si è fatto un uso improprio di una parola poi talmente inflazionata da perdere ogni significato: “resilienza”. Eppure, questi nuovi inizi non sono nient’altro che uno squisito esempio di adattabilità, la riprova che investire su se stessi e le proprie passioni ripaga. E non solo perché spesso e volentieri diverte, ma perché aiuta: il singolo, i lettori, la collettività di giovani menti spronate dai loro pari.

La pandemia ha influito sull’accelerazione di una diversa fruibilità di informazioni, basata sempre più sulla User Generated Content che sulla mera e disinteressata lettura di notizie. Ciò che ci auspichiamo in quanto Junior Enterprise è una costante crescita di questa tendenza, a dimostrazione di quello che sappiamo fare.

E a proposito di iniziative personali: non perdetevi Studentime, la rubrica targata JECoMM che valorizza gli studenti della Statale nei loro progetti extrauniversitari. Il primo intervistato è stato Luca Giuffrè, caporedattore dell’associazione e podcaster per “La Campana di Vetro”.
Vuoi partecipare anche tu per promuovere una tua idea? Contattaci!

Benedetta Bruni – Area Comunicazione