E-voting: una questione europea

E-voting: una questione europea

Nel 2018 il voto elettronico (e-voting) è ancora un tabù. Nonostante le numerose sperimentazioni in varie parti del mondo, in Europa il sistema di voto digitale sembra essere destinato al fallimento. Questa situazione è conseguente a diversi esperimenti svolti in alcuni paesi europei: Germania, Norvegia e Olanda hanno deciso negli scorsi anni di abbandonare definitivamente le procedure. In Italia il tentativo più recente si è registrato in occasione del Referendum consultivo sull’autonomia della Lombardia, lo scorso 22 ottobre 2017, dove, in termini di semplificazione e accelerazione dei processi elettivi, i risultati sono stati alquanto deludenti (sono noti i problemi tecnici con tablet e chiavette che hanno trattenuto alcuni scrutinatori nei seggi fino a tarda notte). Quanto tempo dovremo quindi ancora aspettare prima di avere un sistema elettorale diverso da quello del secolo scorso? Quali sono i problemi e le falle “insuperabili” che negano questo cambiamento?

Per tentare di dare una risposta a queste domande analizziamo allo stato attuale le componenti tecnologiche dei sistemi di e-voting: con questo termine ci si riferisce all’utilizzo della tecnologia durante una votazione, in modo tale che l’espressione della scelta, la registrazione del voto, il conteggio, la presentazione dei risultati ed eventualmente la loro trasmissione sia effettuata tramite un sistema automatizzato. Questo connubio tra voto e tecnologia è iniziato già nel 1960, con una tecnica di conteggio elettronico (e-counting), in cui uno scanner ottico riconosceva la preferenza espressa dal segno sulla scheda elettorale e registrava il voto. Oggi la situazione si è evoluta e due sono i principali metodi di voto elettronico: voto tramite DRE e l’internet voting.

Il DRE (Direct Recording Electronic) è un computer in grado di fornire tramite display una versione digitale della scheda elettorale in cui l’elettore può esprimere il proprio voto e registrare il voto espresso in memoria. Al termine della votazione il computer produce un documento dove sono riportati i voti memorizzati al proprio interno. Esso può essere stampato o scaricato su una memoria rimovibile. Il computer è posto all’interno della cabina elettorale presente nel seggio e l’elettore vi accede previa identificazione al seggio stesso. Queste macchine sono, inoltre, facilmente accessibili anche da parte di persone disabili grazie alla possibile integrazione di cuffie e pedali.

Il secondo metodo di cui abbiamo parlato avviene invece tramite Internet, ed è il cosiddetto internet voting o i-voting. Questa tecnica permette all’elettore di esprimere la sua preferenza di voto tramite un qualsiasi computer connesso alla rete. Solitamente viene creato a questo scopo un sito web apposito a cui ci si deve collegare per esprimere la propria preferenza. In via preliminare, una volta raggiunto il sito, si deve superare una fase di identificazione in cui si dimostra la propria identità tramite ID card o codici forniti dallo Stato. La descritta procedura di autenticazione è una parte importante di questo sistema, nel quale viene a mancare il riconoscimento al seggio elettorale, per evitare eventuali brogli. Ovviamente, l’i-voting può essere implementato anche tramite computer connessi ad Internet posti dentro al seggio elettorale, disponibili per i cittadini sprovvisti di un personal computer. Il sistema di cui stiamo parlando può essere considerato l’evoluzione del voto tramite posta, visto il facile utilizzo da parte dei cittadini residenti in paesi stranieri.

L’e-voting deve essere in grado di dare le stesse garanzie del voto cartaceo: deve essere mantenuta la segretezza e l’integrità del voto e l’elettore deve essere sempre autenticato. Un pericolo rilevante del voto tramite Internet potrebbe essere il vote buying, ossia la compravendita di voti, o il “voto familiare”, situazione in cui un membro autoritario della famiglia impone il proprio voto agli altri. Per rispondere a questi fenomeni si è pensato di rendere possibile, nelle votazioni online, un numero illimitato di voti, considerando come valido al momento del conteggio solo il voto più recente. La paura di un attacco informatico da parte di hacker, gruppi terroristici o intelligence di paesi stranieri e la non verificabilità del codice sorgente, fornito dalle software house, hanno però portato a far sì che i tentativi di ricerca in questo campo siano stati messi momentaneamente in ‘stand-by’.

Probabilmente i nostri figli non vedranno mai seggi, schede ed urne, e votare online diventerà presto una procedura comune come lo è diventato pagare l’assicurazione dell’auto via Internet, ma, almeno per ora, dovremo accontentarci della buona e vecchia carta.

Antonio Morra – Area Comunicazione

Questo articolo ha 6 commenti.

I commenti sono chiusi.