Food Blogging: tra storytelling e digital marketing

Food Blogging: tra storytelling e digital marketing

Se prima colazioni, pranzi e cene non erano considerate altro che attività quotidiane necessarie per la sopravvivenza, ora la concezione del “food” è totalmente cambiata con l’avvento dei social network. Il cibo non è più da intendersi banalmente nel suo senso comune perché c’è molto di più: oggi è possibile, come si suol dire, mangiare con gli occhi.

C’è una linea sottile che separa il “food” dal “fashion”: il sapore di un piatto classico o unico nel suo genere si unisce ai concetti di passione, piccoli piaceri della vita e addirittura emozione. E come si fa a non condividere il tutto con famiglia, amici e… pseudo-amici sui social?
In realtà la pubblicizzazione di ciò che mangiamo non è un fenomeno così moderno: il primo weblog è stato Chowhound nel 1997, una bacheca online a tema culinario nata per scambiarsi consigli su dove mangiare a New York. Nel 1999 spopola quello dello chef americano trapiantato a Parigi David Lebovitz, anch’esso volto invece alla condivisione di ricette di ogni tipo (anche di dolci). In Italia l’inizio di questo fenomeno risale al 2005: il Cavoletto di Bruxelles, Peperosso e GialloZafferano sono alcuni tra i più conosciuti. Grazie all’iniziativa di alcuni blogger è nata addirittura l’AIFB (Associazione Italiana Food Blogger), un’associazione senza scopo di lucro il cui intento è creare opportunità di incontro, condivisione e formazione per gente del settore. Non meno importante è stata però la televisione, che da sempre conta numerosi programmi tv a tema culinario. In tempi passati erano più focalizzati sulla realizzazione pratica dei piatti, oggi invece si rivolgono principalmente all’intrattenimento (basti pensare a Masterchef). Tutto ciò ha generato una vera e propria spettacolarizzazione del cibo che prontamente si è evoluta accanto ai sistemi di comunicazione che ruotano attorno ad esso, come la fotografia, i siti web, i social network, il web marketing e l’editoria.

Ma chi è e cosa fa esattamente un food blogger?

La figura del blogger molto spesso viene associata a quella di una sorta di giornalista, ma non è proprio così. La categoria è molto ampia: esistono per esempio i gastro-reporters o foodies che solitamente non cucinano ma sono “analisti del cibo” in tutti i suoi aspetti, partecipano a eventi, rassegne e scrivono recensioni a riguardo. Esistono coloro che si attengono all’attività primordiale del food blogger, ovvero alla scrittura di ricette fatte in casa e infine gli influencer, persone di spicco con un forte seguito sui social che riescono, attraverso non tanto l’immagine dei prodotti ma della loro stessa come personalità (spesso famosa), a orientare gusti e opinioni del pubblico. Ovviamente non può mancare la categoria di improvvisati che non hanno alcuna competenza in materia e sono unicamente interessati a “guadagnarci qualcosa”, come un pasto gratis o tramite gli sponsor.

In ogni caso sono diventati una potenza virale e il loro lavoro è assimilabile a una vera e propria attività narrativa, se svolta con precisione e attenzione a ogni dettaglio. Devono essere capaci di raccontare e recensire le esperienze in ristoranti o di prodotti mangiati a casa, indicare le ricette o per lo meno gli ingredienti, a volte i prezzi, eventuali location o tipi di servizio… ogni food blogger che si rispetti nel suo sito web o profilo social deve essere in grado di trovare il suo fattore X, di farsi conoscere per un particolare stile di scrittura o fotografia. La parte visiva è essenziale perché rafforza lo storytelling e soprattutto ha lo scopo di far venire l’acquolina in bocca! La competenza di un food blogger per tanto sarà data non solo dalla conoscenza in campo agroalimentare ma anche nel campo della comunicazione e, in questo caso, del digital marketing: se le foto sono fantastiche e i testi efficaci, questo lavoro serve a ben poco se non si hanno conoscenze di SEO, l’attività che permette ai siti di diventare reperibili e nel migliore dei casi, tra i primi sui motori di ricerca. L’insuccesso è garantito anche nel momento in cui si ha poca praticità con i social media: Instagram, Facebook, LinkedIn, Twitter sono solo alcuni.
Nel momento in cui un food blogger diventa affermato viene contattato addirittura da aziende e ristoranti che producono cibo, piatti originali o anche macchinari e utensili da cucina: per loro lo scopo è farsi conoscere, “darsi un nome” e differenziarsi agli occhi del pubblico.

Non è un lavoro da prendere sottogamba: esso richiede responsabilità e competenza.

Per i lettori può diventare difficile distinguere gli articoli e le pagine di professionisti da quelle di inesperti. La maggior parte dei food blogger sono semplicemente persone appassionate di cibo che però non hanno una formazione apposita per svolgere questo tipo di lavoro, dato che il mestiere non è ostacolato da alcuna barriera d’entrata ufficiale. Ma c’è una grossa differenza tra lo scrivere per passione e lo scrivere tramite le sollecitazioni degli sponsor, che rappresentano i veri fattori pericolosi. Il lettore e futuro cliente ha sempre il diritto di sapere e capire se dietro l’immagine del piatto sia presente un inserzionista che ha pagato il servizio.

Oggi il food blogging rappresenta la miglior ricetta (per rimanere in tema) del food marketing, quell’insieme non solo di strategie ma anche azioni ed emozioni che permettono a un prodotto di emergere come esperienza da fare per i consumatori. È un fenomeno che probabilmente non conoscerà mai crisi e ricordatevi di basarvi sempre sul good food for a good mood!

Giulia Di Crescenzo – Area Comunicazione

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