Social network e identità personale

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L’identità personale che ci attribuiamo quando accediamo al mondo online, in particolare a quello dei social network, spesso è differente da quella che ci caratterizza nella vita reale.

Sia a livello estetico sia a livello caratteriale, la tendenza comune è quella di mascherare i lati che sembrano essere meno gradevoli, per mettere in risalto quelli che invece ci mostrano al meglio.

In effetti,

chi riuscirebbe a raggiungere un buon numero di like e quindi di consensi, con qualcosa che agli occhi degli altri risulta sgradevole?

O meglio,

chi riuscirebbe a raggiungere un buon numero di like e quindi consensi, con qualcosa che non si avvicina ad un canone predefinito di perfezione?

Coma cambia la nostra persona nel web

Il problema di questo fenomeno, che sta prendendo sempre più piede soprattutto nelle nuove generazioni, è il far credere che determinate caratteristiche corrispondano ad una perfezione effettivamente raggiungibile.

Parlando di identità personale, bisogna tener conto del fatto che andando ad influire in modo così incisivo sulla consapevolezza estetica, si andrà inevitabilmente ad intaccare anche la personalità, specialmente quella delle persone molto giovani influenzate maggiormente dai social network.

Il periodo dell’adolescenza rappresenta il momento fondamentale in cui attraverso le nostre esperienze e il riscontro dei nostri coetanei, arriviamo a definire la nostra identità personale.

Se proprio in questo delicato periodo, il nostro imparare a conoscerci e accettarci viene deviato da filtri e riscontri irreali e quindi irraggiungibili, questo processo andrà inevitabilmente in una direzione sbagliata.

Il dismorfismo corporeo e i social network

Il dismorfismo corporeo è un disturbo che rientra nella categoria dei disturbi ossessivo-compulsivi.

Come afferma l’Istituto di psicologia e di psicoterapia comportamentale e cognitiva, questo disturbo consiste nell’insoddisfazione per la propria immagine.

Ci sono degli atteggiamenti facilmente riscontrabili in una persona che ne soffre. Una preoccupazione esagerata nei confronti dei propri difetti o “imperfezioni” e l’attuazione di comportamenti ripetitivi come risposta a questo turbamento.

Questo disturbo ha raggiunto una diffusione sempre maggiore a causa delle dinamiche nate con l’avvento dei social network nella quotidianità.

Attraverso il mondo online ci ritroviamo a vivere un confronto tra la nostra immagine e quella di altre persone. Anche nella vita reale viviamo in questa stessa condizione. La differenza, però, è che le immagini che si confrontano nella realtà corrispondono ad una verità dalla quale non ci si può nascondere. Quelle che si paragonano attraverso i social network, invece, fanno quasi a gara tra chi si allontana di più da questa realtà.

Ci si ritrova ad inseguire canoni di bellezza che nella realtà non possono esistere. Si crea così, soprattutto per i più giovani, il miglior veicolo per le insicurezze che porta ad un distaccamento dalla socialità nella vita reale.

Questo fenomeno si è ampliato, ovviamente, durante il periodo della pandemia, in cui la socialità si è racchiusa obbligatoriamente dietro uno schermo. Le videochiamate quotidiane in cui ognuno di noi era costretto a vedere la propria immagine ravvicinata per lungo tempo hanno fatto sì che si iniziassero a notare difetti che ogni giorno diventavano più evidenti agli occhi della persona.

Il personal branding e identità personale

Quando si tratta il tema della comunicazione nel mondo digitale, uno degli argomenti che si ritrova è quello del personal branding.

Il personal branding è un insieme di tecniche che vengono utilizzate per promuovere una persona creando una vera e propria strategia marketing attorno ad essa.

Come si fa per le aziende, si attribuiscono alla persona dei valori, un posizionamento e degli obiettivi. Si “confeziona” un’identità che metta in risalto le qualità (che siano vere o false poco importa), così da rendere quel soggetto un modello per un predefinito target di persone.

In una strategia di questo tipo, ogni difetto deve essere oscurato perché il tutto rispecchi canoni di perfezione predefiniti. Ciò che noi vediamo di quella persona, oltre alle immagini esteticamente perfette, è un tipo di vita che ognuno di noi definirebbe da sogno. Si crea nella testa di chi guarda uno standard che poi effettivamente è irrealizzabile.

Ci viene mostrato solo il lato bello di ogni aspetto della vita. È come se ognuno di noi potesse scegliere di vivere nelle sue giornate solo le parti che preferisce, eliminando tutte quelle che provocano stati d’animo negativi, semplicemente non fotografandoli.

Che sia a livello estetico o di identità personale, con l’uso dei social network, si stanno creando di generazione in generazione canoni sempre più utopistici di come si dovrebbe o non dovrebbe essere. Questo sta già comportando diverse ripercussioni a livello psicologico in molte persone.

Ciò che si dovrebbe fare per limitare questo tipo di influenza è chiedersi, ogni volta che ci viene mostrato qualcosa: “Cosa c’è dietro?”, “È possibile che ciò che sto vedendo sia reale?”, “Mi stanno mostrando davvero tutta la realtà?”

Rispondendo a queste domande probabilmente ci daremmo delle risposte che eviterebbero di far nascere in noi un senso di inadeguatezza. Ci soffermeremmo sul fatto che sicuramente anche queste persone hanno qualcosa di “inadeguato” e forse poi arriveremmo a pensare: “Ma inadeguato secondo chi?”

Elettra Oliva – Area Comunicazione