Internet of Things: un microcosmo connesso

Internet of Things: un microcosmo connesso

Internet of Things (letteralmente, Internet delle Cose) è un termine coniato nel 1999 dal ricercatore
Kevin Ashton per indicare una categoria di dispositivi dotati di sensori e capaci di connettersi ad
internet.
I dispositivi che fanno parte di questa famiglia sono “intelligenti”: ogni oggetto è capace di
riconoscere gli altri, comunicare dati ma soprattutto di acquisirne, qualità che permette loro di
diventare più intelligenti poiché possono accedere direttamente a informazioni acquisite da altri
dispositivi.
Il network IoT (Internet of Things, ndr) è dunque composto di oggetti interconnessi, che comunicano
tra di loro in tempo reale per migliorare la nostra vita: se la temperatura esterna scende sotto una
certa soglia, un termostato “smart” può accendere i riscaldamenti, uno smartwatch può controllare
costantemente il nostro battito cardiaco ed inviare una richiesta di soccorso in caso di irregolarità o
arresti cardiaci, e così via.

Quali dispositivi smart fanno parte della famiglia delle IoT?

Tutti i dispositivi capaci di creare un sistema pervasivo e interconnesso tramite tecnologie di
comunicazione a corto raggio possono essere inclusi nella famiglia delle IoT. Ovviamente, ogni
oggetto deve attenersi a degli standard: in questo caso l’IEEE (Institute of Electrical and Electronics
Engineers) è l’organo che si occupa della certificazione, tramite lo standard IEEE 802.15.4.
Ad oggi, esistono già diversi tipi di dispositivi IoT e la maggior parte di essi può essere acquistato
online o in negozi di articoli elettronici.
Frigoriferi che avvisano quando un prodotto è vicino alla scadenza, telecamere di sorveglianza che
inviano notifiche in caso di movimento, serrature in grado di allertare le forze dell’ordine in caso di
manomissione, termostati capaci di regolare i riscaldamenti in base a dati ricevuti da sensori come
termometri sono solo alcune applicazioni delle infinite possibilità dell’IoT.
L’Internet delle Cose va oltre la domotica: trasporti, robotica, sanità e agricoltura sono altri settori
nei quali possiamo trovare dispositivi IoT.
Le smart cities (un’altra realtà che sta nascendo dall’unione di urbanistica, architettura e e IoT) sono
già diffuse nonostante siano in una fase ancora iniziale. In Italia il potenziale è ancora bloccato, ma
spiccano due città che costituiscono un’eccezione positiva: Milano e Torino. L’utilizzo delle IoT in città
può migliorare il traffico, la sicurezza e i servizi al cittadino, riducendo i costi e migliorando la qualità
della vita.

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Qual è il futuro delle IoT?

Secondo Gartner, si stimano circa 26 miliardi di dispositivi globalmente connessi entro il 2020. Altre
agenzie indicano cifre più alte, come ABI Research che suggerisce invece 30 miliardi di dispositivi IoT
connessi.
Il valore di mercato attuale è già esorbitante: 80 miliardi di dollari. 3,7 miliardi di euro è invece la cifra
intorno alla quale si aggira il mercato italiano.
Data la velocità che caratterizza l’evoluzione digitale dell’ultimo decennio, è molto probabile che l’IoT
diventi parte integrale del nostro quotidiano in breve tempo, permettendoci di risparmiare tempo e
denaro, automatizzando certe azioni e migliorando la qualità generale della nostra vita.

I dispositivi IoT possono essere considerati “sicuri”?

Critiche e controversie sono state mosse verso il mondo delle IoT. Tutti gli esperti ritengono che
questi dispositivi possano portarci verso un mondo migliore, ma allo stesso tempo sono consapevoli
riguardo ai rischi in materia di sicurezza e privacy.
I dispositivi IoT, come tutti i dispositivi elettronici, non sono infallibili: proprio per questo motivo un
malintenzionato può essere capace di estorcere dati sensibili e personali. Esistono stratagemmi con i
quali si può garantire l’anonimato delle informazioni (utilizzando tecnologie come TOR), ma essendo
il mondo IoT ancora in fase iniziale (nonostante l’incredibile rapidità con la quale si sta evolvendo) è
necessario continuare a sviluppare soluzioni in grado di assicurare un maggiore grado di sicurezza e
autonomia in caso di attacchi da parte di hackers o pirati informatici.
Insomma, nonostante i progressi da giganti, la strada è ancora lunga.
Siamo solo all’inizio, e l’unico limite dell’Internet of Things è la fantasia.

Gianmarco Rengucci – Area Comunicazione