L’arte dello storytelling: come sopravvivere ad un colloquio di lavoro

L’arte dello storytelling: come sopravvivere ad un colloquio di lavoro

Spesso nei colloqui di lavoro ci si trova a dover raccontare di sé o di esperienze vissute. Per far questo, utilizzare gli strumenti che mette a disposizione lo storytelling e tenere a mente gli obiettivi che si prefigge, può essere molto utile. Infatti, una storia accattivante ed emozionante è sicuramente più efficace di un semplice racconto cronologico dei nostri studi e delle nostre esperienze lavorative.

Quando decidiamo di comunicare qualcosa al nostro interlocutore, l’obiettivo che ci poniamo è quello di essere ascoltati e di mantenere alta l’attenzione. Per fare ciò è importante utilizzare una struttura narrativa che permetta di trasformare ciò che vogliamo comunicare in modo ordinato e sensato.

Lo storytelling può essere visto come un dono, un regalo da porgere al nostro interlocutore. Se partiamo con la concezione di avere qualcosa di importante da dire e da far passare a chi ascolta, inevitabilmente ci sentiremo più sicuri di noi stessi, fattore che ai colloqui di lavoro può essere determinante per l’esito finale.

Gli obiettivi che si pone lo storytelling sono quattro:

I quattro obiettivi dello storytelling

Ognuno di questi rappresenta chiaramente anche gli obiettivi di un candidato che si presenta al colloquio di lavoro. Infatti, ci si aspetta che il recruiter ci ascolti prestando attenzione a ciò che diciamo; si ricordi di noi tra le decine di persone intervistate; ripensi a noi nel momento in cui deve decidere chi convocare e infine agisca chiamandoci per assumerci.

Per riuscire nel nostro primo intento di farci ascoltare, e non solo “sentire”, è importante utilizzare i 3 strumenti dello storytelling.

Emozione

Aggiungendo la componente emozionale al nostro racconto permetteremo a chi ascolta di immedesimarsi nella storia e di cogliere la sua attenzione. A volte ai colloqui si tende a volersi mostrare molto seri e si può pensare che mostrare emozioni sia un segno di debolezza. Al contrario, però, esprimere chiaramente le emozioni vissute durante il periodo che stiamo raccontando, permette di entrare maggiormente in connessione con l’interlocutore e ci fa apparire più sinceri e aperti.

Dettaglio

Descrivere nel dettaglio ciò che abbiamo vissuto ci permette di creare un contesto che l’interlocutore può vedere o sentire. I dettagli aiutano la memoria perché stimolano la nostra immaginazione così da avere una percezione visiva anche se non si è presenti nel contesto del racconto.

Linguaggio

L’utilizzo di un corretto linguaggio aiuta molto a favorire una percezione positiva di noi. Ogni contesto richiede un certo tipo di linguaggio, ma il consiglio universale che si può applicare è quello di utilizzare parole che sentiamo nostre, che siamo abituati a utilizzare e con cui ci sentiamo a nostro agio. Ciò ci aiuterà a sentirci sicuri di noi stessi durante il discorso.

I tre strumenti vanno bilanciati e tenuti tutti sullo stesso piano: non basta utilizzare molti dettagli se lo facciamo con un linguaggio poco consono o senza emozione. Ogni strumento è importante e solo utilizzando tutti e tre in modo complementare otterremo uno storytelling di successo.

Dei tre strumenti il linguaggio è il più complesso perché non riguarda solo la scelta delle parole.

A molti sarà capitato di ricevere consigli riguardo la postura o un certo tono di voce da tenere al colloquio. Questi sono esempi della complessità del linguaggio: esso, infatti, è composto solo per il 7% dalla componente “verbale” che riguarda le parole utilizzate; il restante 93% è composto dal “paraverbale” (38%), ovvero le inflessioni e il tono della voce; e dal “non verbale” (55%) che riguarda i gesti e la postura.

Per quanto riguarda la componente verbale, si consiglia di utilizzare un linguaggio pulito senza le cosiddette “espressioni trappola” che utilizziamo per riempire i silenzi o per prendere tempo durante un discorso. Queste, infatti, distolgono l’attenzione del nostro interlocutore e ci fanno apparire incerti. Una tecnica che può aiutarci a farci apparire più decisi è l’utilizzo di frasi in forma affermativa e all’indicativo piuttosto che negative e al condizionale. Ciò aiuterà a dare l’impressione di essere più precisi e più positivi.

In riferimento al paraverbale, l’utilizzo della nostra voce può aiutarci molto a catturare l’attenzione e a evidenziare dei punti importanti nel discorso. La voce dovrebbe essere chiara, decisa ed entusiasta, caratterizzata da un’andatura né troppo veloce né troppo lenta, con parole articolate e che seguono un ritmo che aiuti a seguire il discorso.  Al contrario di ciò che si può pensare, i silenzi sono nostri alleati e ci permettono di dare punteggiatura al discorso e di prendere fiato così da tenere sempre una voce piena che permetta il passaggio della nostra energia all’interlocutore.

Per quanto riguarda la parte più influente del linguaggio, il non verbale, essa è sicuramente la più difficile da controllare, perché il nostro corpo mette in atto dei meccanismi di difesa quando ci troviamo a disagio o siamo nervosi che ci possono far apparire agitati e insicuri. Un metodo che può aiutarci a trovare la calma in queste situazioni è prestare attenzione alla respirazione e alla postura, controllando questi due fattori, il nostro corpo si rilasserà e l’attenzione della nostra mente si sposterà dalla paura dell’esito del colloquio. In relazione al discorso, la componente non verbale può anche aiutarci a mantenere l’attenzione o a sottolineare delle parti importanti, ad esempio attraverso l’utilizzo della gestualità delle mani. Sia per quanto riguarda i gesti che i movimenti è importante utilizzarli in modo ponderato e come accompagnamento al nostro discorso, devono aggiungere valore a ciò che stiamo dicendo. Dei gesti non controllati possono ottenere l’effetto opposto. Il non verbale può aiutarci anche a creare una connessione con il nostro interlocutore, ad esempio con un bel sorriso spontaneo che metterà entrambi a proprio agio o con lo sguardo diretto che farà sentire il nostro interlocutore considerato e farà apparire noi più sicuri.

Utilizzando gli strumenti che fornisce lo storytelling potremmo raggiungere gli obiettivi prefissati, sempre ricordandoci che la nostra storia è unica e che ognuno è libero di utilizzare nel modo che più ritiene opportuno i vari strumenti. La pratica e l’allenamento, anche in questo caso, possono aiutarci a perfezionare la nostra tecnica da storyteller così da poter interessare e affascinare il nostro interlocutore.

Maria Quaranta – Area HR