Natale: un trionfo di felicità e consumismo3' tempo di lettura

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Non esiste animo che non ami il Natale! Il fascino delle decorazioni, l’euforia per i regali, la meraviglia del pranzo del 25, la Vigilia nei negozi colmi di persone, le chiamate di amici d’infanzia che hanno deciso di farsi vivi solamente oggi, le domande indiscrete dei parenti intorno al tavolo…

Indubbiamente il Natale è l’elemento totalizzante e caratterizzante del dodicesimo mese dell’anno. E a scapito di chi sostiene la regola di decorare l’albero l’8 dicembre, le città sono invase da fiocchi da neve, luci e curiosi Babbi Natale già il 1° novembre.         Giusto il tempo di mettere un cappellino rosso allo scheletro di plastica ed è subito Nightmare Before Christmas.

Natale come “sintomo di felicità”

Secondo uno studio condotto dallo psicanalista inglese Steve McKeown addobbare anticipatamente la casa è solo un “sintomo di felicità”. Il Natale ha il potere di risvegliare i ricordi d’infanzia; dunque desiderare di appendere luci e palline colorate prima del previsto significa essere in grado di connettersi più facilmente con il proprio bambino interiore.

Spiega poi McKeown che nel mondo contemporaneo, caratterizzato dallo stress, le persone hanno bisogno di momenti felici. Il Natale e tutte le tradizioni associate evocano queste sensazioni gioiose. 

La presenza così diffusa di elementi natalizi già a novembre è in parte dunque un atteggiamento naturale. E sicuramente il marketing è in grado di sfruttare queste emozioni con strategie ad hoc.

Il Natale è il periodo dell’anno in cui si è maggiormente portati a spendere. Per questo tutte le aziende, grandi o piccole, si vestono di rosso per questo periodo: le vetrine si animano di paesaggi invernali, i canali social vengono “addobbati” e i prodotti ricalcano le figure, gli odori e i paesaggi tipici del periodo natalizio.

Natale: nostalgia e consumismo

I consumatori amano vedere i brand incarnare lo spirito natalizio. Si tratta di una forma di Nostalgia Marketing, una strategia che fa leva sui nostri ricordi e sui sentimenti che essi evocano. 

Un altro elemento che entra in gioco durante le festività è The Scarcity Effect. Si tratta di un effetto per cui, quando un oggetto è disponibile per poco tempo, si tende ad attribuirgli un valore maggiore. Questo avviene facilmente nel periodo natalizio per due motivi: vi è una diffusione di prodotti in “edizione limitata” per il periodo festivo e spesso non si ha molto tempo per comprare gli innumerevoli regali.

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Il Natale secondo Bansky

Che sia quindi per far felice un trepidante bambino, per generosità o per qualche nuovo valore introdotto dal consumismo che misura l’affetto in base al costo del regalo, a Natale si spende. E così spesso i bei sentimenti vengono meno, a favore di acquisti in nome di una festa che per molti ha perso il suo significato originale. 

Lo ha espresso in maniera chiara ed originale l’artista Banksy con il murales realizzato nel 2019 a Birmingham. L’opera, dipinta affianco ad una panchina su cui dorme un uomo senza fissa dimora, rappresenta due renne, creando una sorta di slitta di Babbo Natale. Ancora una volta l’artista esprime un messaggio di denuncia nonché di solidarietà – che, non dimentichiamo, dovrebbe essere uno dei sentimenti portanti del Natale.

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Fonte: sito di Bansky.

Fortunatamente il Natale non si esaurisce solo in questo: oltre al consumismo sfrenato delle Feste, trova ancora spazio quell’aura di magia e di gioia che – è innegabile – le festività portano sempre con sé. E, come ha ben colto Buzzati, in questo periodo:

la mano abituata a bastonare oggi accarezza, la bocca abituata ad imprecare oggi sorride, l’avaro è generoso…

Federica Cantini – Area Comunicazione

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