Nella dream house di Barbie si parla di marketing?5' tempo di lettura

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Nella dream house di Barbie si parla di marketing? Scopriamolo insieme!

Barbie è un’icona che non ha bisogno di presentazioni: simbolo di libertà di espressione e di scelta, rappresentante del potere femminile e allo stesso tempo di delicatezza e tenacia.

Le origini di Barbie

La sua storia ha inizio con la signora Ruth Handler che, mentre guardava sua figlia Barbara giocare con bambole di carta, si rese conto di come spesso le piacesse dare alle bambole ruoli da adulti. All’epoca, la maggior parte delle bambole rappresentava neonati e, intuendo che potesse trattarsi di una ottima scelta di mercato, Ruth suggerì l’idea di una linea di bambole dall’aspetto adulto a suo marito Elliot, cofondatore della casa di giocattoli Mattel. Inizialmente, l’idea non sembrò entusiasmarlo, ma dopo aver saputo di una bambola simile commercializzata in Germania si disse d’accordo. Ruth creò così la prima Barbie, a cui fu dato il nome proprio di sua figlia, Barbara. La bambola esordì nei negozi il 9 marzo 1959, con un costume da bagno zebrato, la pelle chiara e i capelli neri legati in una lunga coda. E così come si vede nel film, anche questa è la storia dell’amore materno, forte e puro.

Un po’ di numeri

foto: https://www.quotidiano.net/magazine/barbie-film-marketing-tk2xza8j

Oggi, a 64 anni dal suo primo lancio, è la bambola più venduta al mondo e ogni anno vengono vendute circa 95 milioni di Barbie, ossia 3 Barbie al secondo. Come se questo “traguardo” non bastasse, Barbie è stato anche il primo giocattolo ad avere una strategia di mercato basata massicciamente sulla pubblicità televisiva, strategia successivamente ripresa da altri. Gli spot per molti anni sono stati caratterizzati dalla melodia di Georgy Girl, hit del gruppo musicale The Seekers. E così come la bambola a cui si ispira, anche il film Barbie ha rappresentato un importante momento nella nostra società mediatica. Si sa, siamo condizionati da quasi tutto ciò che ci circonda, in particolare quando il marketing e la comunicazione di un prodotto o di un servizio sono fatti ad hoc. Si parla di un budget di produzione di 145 milioni di dollari, di un investimento in marketing di 150 milioni e di un cast stellare con nomi tipo Margot Robbie e Ryan Gosling: il successo era praticamente assicurato.

La trama avvincente e la sceneggiatura ingegnosa hanno giocato un ruolo fondamentale, ma dietro le quinte c’è un lavoro di marketing per niente indifferente. Con un incasso spettacolare al botteghino, il film “Barbie” ha dimostrato che una strategia di marketing ben pianificata può effettivamente trasformare un film da semplice produzione a fenomeno culturale.

foto: https://tg24.sky.it/spettacolo/cinema/2023/07/27/-barbie-birkenstock-

Il co-marketing presente nel film “Barbie”

Nella dream house di Barbie si parla di marketing? Scopriamolo insieme!

Una prima strategia utilizzata è stata quella del co-marketing, che può essere definito come una strategia di collaborazione tra due o più aziende o marchi, allo scopo di promuovere reciprocamente i propri prodotti o servizi, sfruttando le rispettive risorse e capacità in modo sinergico. Un esempio emblematico è la scelta di inserire nel film un paio di scarpe Birkenstock. Iconica la scena in cui Barbie Stramba offre una ciabatta e un tacco a spillo a Barbie Stereotipo per metterla davanti alla scelta tra “cambiamento” e “indifferenza”. Dopo l’uscita del film, la vendita delle Birkenstock Arizona è cresciuta in modo esponenziale, registrando un aumento del 110%. Questo dimostra come il product placement possa diventare uno strumento potentissimo, se usato strategicamente.

Ma Birkenstock non è stata l’unica azienda a beneficiare della magia del marketing di “Barbie”. Burger King ha sapientemente sfruttato l’onda, lanciando un hamburger dedicato a Barbie con una particolare salsa rosa shocking. Queste collaborazioni, apparentemente fuori contesto, mostrano come un film di successo possa creare grandi opportunità per marchi di tutti i tipi. Altri marchi che hanno colto la palla al balzo per lanciare limited edition ad alto tasso di rosa sono le seguenti: OPI (che ha lanciato una linea di smalti) e NYX (make up), Beis (che invece produce valigie), Gap e Forever21, Funboy (collezione swimwear) e Impala, che produce rollerblade e compare nel film in una delle scene più iconiche (quella con Robbie e Gosling in sella ai pattini a rotelle a Malibù).

Un altro tipo di strategia a cui si è fatto ricorso è il guerrilla marketing, ovvero una forma di marketing non convenzionale che sfrutta strumenti low-cost per massimizzare i risultati. Una fedelissima riproduzione della villa di Barbie a Malibu, ad esempio, è stata resa disponibile su Airbnb, consentendo ai fan di immergersi completamente nell’universo di Barbie.

foto: https://www.pinterest.it/pin/1042794488701593802/

Ed è subito Barbiecore!

Tutto questo rosa che si diffonde ha preso il nome di “Barbiecore”. Basti pensare che è diventato il protagonista assoluto di alcuni manifesti pubblicitari comparsi in diverse città, in cui domina esclusivamente l’aspetto cromatico e la data di uscita del film: non c’è bisogno d’altro, quel colore già dice tutto. Allo stesso modo, dice tutto il “pink carpet” che è apparso alle prime cinematografiche di tutto il mondo, accompagnato da look a dir poco iconici di Margot Robbie che ha letteralmente portato in vita alcuni degli outfit più famosi della bambola che interpreta.

Conclusioni: nella dream house di Barbie si parla di marketing?

Tirando le somme, il successo di marketing dietro al film “Barbie” non è solo una lezione per l’industria cinematografica, ma per tutti coloro che operano nel mondo della comunicazione e della pubblicità. In un mercato in continua evoluzione, l’innovazione e la capacità di adattarsi possono fare la differenza tra un prodotto dimenticato e un successo senza precedenti.

Trailer: https://youtu.be/uOEda0hqVMU?feature=shared

Chiara Magaletti, Area Marketing & Comunicazione

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