Olio di palma: più consapevolezza per il domani

Olio di palma: più consapevolezza per il domani

In media vi svegliate alle 7:45. L’85% di voi farà colazione. Ammettiamolo: quasi nessuno leggerà gli ingredienti di ciò che sta mangiando. Ne siete consapevoli? Pensate che vi è una probabilità del 70% che almeno uno dei cibi della vostra colazione contenga olio di palma. A proposito,

che fine ha fatto la battaglia contro l’olio di palma?

Facciamo un passo indietro e torniamo al 15 ottobre 2014. Sul sito del WWF, sotto la sezione notizie, compare un articolo intitolato Olio di palma, il grasso tropicale che dimagrisce le foreste. Nel testo si ricerca il filo rosso che collega la produzione del suddetto olio alla deforestazione della regione tra l’Indonesia e la Malesia. La zona tropicale si è vista ridurre del 30% la percentuale di suolo ricoperto da foreste.

Non era la prima volta che se ne parlava. Sin dalla fine degli anni 90, infatti, Amnesty International, WWF, Greenpeace e altre ONG hanno iniziato ad associarlo, oltre al tema della deforestazione, allo sfruttamento minorile e – di conseguenza – al mancato rispetto dei diritti umani. Sono state pubblicate inoltre le prime ricerche circa la salubrità del grasso vegetale ritenuto, per l’appunto, negativo per la salute dell’individuo.         
Il dibattito prosegue nell’apparente silenzio mediatico fino alla pubblicazione dell’articolo sopracitato. In Italia alcune realtà, come Il Fatto Alimentare e Report, si attivano nella produzione di contenuti per soddisfare la fame informativa del momento. Nell’arco del 2015 si accende un ricco dibattito mediatico-politico che raggiunge le sale della giustizia: l’olio di palma è un piccolo oro nero.

Perché è così importante?

Semplice: scalabilità a basso costo. Viene estratto dalla palma da olio (Elaeis Guineensis), una pianta molto fruttifera originaria dell’Africa centro-occidentale. La facilità di produzione lo rende interessante sia per i mercati europei sia in ambito culinario. L’elevata quantità di grassi saturi, infatti, ne garantisce un periodo di conservazione prolungato e una elevata resistenza organolettica alle alte temperature. Insomma, questo prodotto è una bomba merceologica, ma non solo.

L’olio di palma è passato al secolo come catastrofe ambientale, economica e sanitaria. Come introdotto in precedenza, è stato il protagonista nel processo di deforestazione delle aree tropicali con la conseguente perdita della biodiversità. I danni ambientali sono stati affiancati a quelli umani, caratterizzati da condizioni contrattuali al limite e sfruttamento del lavoro minorile. Infine, sono emerse delle criticità circa la salubrità data la sua inclinazione a far produrre molto colesterolo cosiddetto cattivo e il suo potenziale cancerogeno.

Una volta creato il ciclone, bisogna individuare il nemico: Ferrero.

“Bisogna ripiantare massicciamente gli alberi perché c’è stata una deforestazione massiccia che ha come conseguenza anche il riscaldamento climatico. Bisogna smettere di mangiare Nutella, per esempio, perché è l’olio di palma ad aver sostituito gli alberi.”

Ségolène Royal durante la conferenza stampa presso Canal+
Cosa è successo dopo?

Il mondo della ricerca scientifica ha pubblicato le prime ricerche. Tra le organizzazioni coinvolte troviamo lo European Food Safety Authority (EFSA), Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Mica pizza e fichi.
Tutte convergono verso il medesimo risultato: non fa male, basta non abusarne.

Nel frattempo Ferrero organizza un convegno a Milano intitolato Olio di palma: una scelta responsabile, basata sulla scienza. Il 27 ottobre 2016, l’azienda espone il suo operato con trasparenza sottolineando la piena sostenibilità della produzione dell’olio di palma (certificato RSPO). Il suo prodotto viene raffinato secondo il Ferrero Palm Oil Charter il quale già rientra nelle nuove direttive promosse dalla EFSA.

L’impresa, inoltre, è membro ufficiale di due organizzazioni (RSPO e UIOPS) che si battono per una produzione di olio di palma sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale .

Infine, Ferrero viene promossa a pieni voti da Greenpeace e WWF i quali annualmente pubblicano il Palm Oil Buyers Scorecard Report.

Il problema dell’olio di palma è stato risolto del tutto? Forse no. Però avete visto che casino? Dietro a una semplice etichetta alimentare si nascondono nazioni minate dal punto di vista sociale e ambientale, un Parlamento coinvolto sulla salute dei suoi cittadini e ONG che ogni giorno si battono per proteggerci da noi stessi. Pensate a cosa si nasconde dietro qualsiasi cosa che mangiamo, vestiamo o gettiamo ogni giorno.

C’è solo un modo per vivere in sintonia con il pianeta Terra: la consapevolezza. Questa parola diventa concreta solo dopo uno sforzo informativo notevole ma – ehi – abbiamo Internet. Non utilizziamolo solo per guardarci How I Met Your Mother per la quindicesima volta mentre facciamo colazione.

Per questo JECoMM, all’interno del Sustainability Month, ha creato un webinar intitolato Il Bosco di JECoMM: una serie di lezioni tenute da personalità autorevoli sui valori della sostenibilità che saranno disponibili dal 24 novembre.

Questo grazie a Flowe, il conto che ti aiuta a sviluppare il tuo potenziale prendendosi cura del Pianeta. Infatti, pagando con la Flowe Card viene misurata la CO2 prodotta dalle tue spese e viene compensata piantando alberi. Se apri il conto con il codice promo JECOMM potrai ricevere a casa gratuitamente la Flowe Card in legno e contribuirai piantando un albero in Guatemala!

Proviamo a cambiare le nostre abitudini.     
Scegliamo di cambiare il mondo ogni giorno, un piccolo gesto per volta.

Luca Giuffrè – Area Comunicazione