Il personal branding nella società delle reti

Il personal branding nella società delle reti

Le società di oggi sono molto diverse rispetto al passato.

Un tempo c’erano le comunità, in cui tutti si conoscevano; il gruppo era il punto di forza e veniva prima dell’individuo. In seguito, con l’avvento della modernità le strutture sociali sono divenute più estese e le interazioni “meno calde”: in questo contesto esiste una forte possibilità che l’individuo viva situazioni di forte solitudine.

In questi tempi si è giunti a parlare di individualismo di rete, ovvero relazioni sociali che si creano in base alle scelte individuali fatte online; tanto che anche quando siamo in gruppo ognuno di noi è ormai connesso individualmente al mondo virtuale. Grazie a internet è più facile costruire le proprie reti, individuare persone con cui condividere passioni ma anche da cui prendere esempio. Attraverso i telefoni cellulari rimaniamo in contatto con la nostra community, un mondo non reale dove la privacy rischia di venir meno, le relazioni che si creano spesso sono effimere e le persone si conoscono attraverso ciò che decidono di pubblicare. In molti casi cerchiamo di costruirci una perfetta identità online per essere apprezzati dagli altri. La reputazione che creiamo in questo contesto, basata sulle relazioni e gli aspetti di noi che decidiamo di condividere, diventa fondamentale persino per il raggiungimento dei nostri traguardi personali e professionali: è questo ciò che oggi viene chiamato personal branding.

L’obiettivo è “sapersi vendere”, comunicando al target — ovvero gli amici o i followers in rete, il datore di lavoro o un professore — le nostre competenze, la simpatia e le caratteristiche personali migliori. Rispetto all’attività lavorativa fare personal branding significa essere in grado, come per un marchio, di raccontarsi in maniera accattivante, essere innovativi, dinamici senza precludersi nulla e rimanendo, però, sempre coerenti con noi stessi perché la nostra reputazione non è valida solo online ma anche nel mondo reale.

Ma come si fa a creare una strategia di personal brand?

Innanzitutto si deve costruire una propria brand identity, sapere quanto si vale, definire i nostri punti di forza e comunicare in maniera efficace cosa sappiamo fare e come. In secondo luogo si deve capire in che ambito si vuole agire e cosa fare per essere competitivi. Infine analizzare i propri rivali — i “competitor” — per far risaltare i nostri pregi e distinguerci dalla massa. Individuati questi tre elementi, per sfruttare il proprio potenziale in campo lavorativo si deve stabilire, a seconda del target, attraverso quale canale farsi conoscere avendo cura della produzione dei contenuti. Scelto il gruppo di persone che si vuole attrarre bisogna infatti studiare le loro preferenze, i loro gusti e creare strategie di contenuto ad hoc, in modo tale da creare un alto livello di fiducia attorno alla propria persona. Si tratta effettivamente di content marketing, che passa attraverso foto, post, riflessioni, condivisioni ma anche contatti.

Gli influencer, ossia coloro che grazie al loro seguito possono creare tendenze ed influenzare le azioni di interi gruppi, sono in estrema sintesi persone che hanno abilmente sfruttato il proprio personal brand per costruire un’identità che non solo fosse appetibile per gli altri utenti, ma anche per le aziende. Il personal branding, quindi, costituisce ormai nel bene e nel male uno strumento necessario ad ognuno di noi per costruire le fondamenta non solo della nostra vita privata e sociale, ma anche della nostra carriera.

Laura Alessandrini – Area Comunicazione