Privacy, riconoscimento facciale e Pubblica Amministrazione.

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Il riconoscimento facciale e l’utilizzo dei dati personali stanno aiutando l’operato della Pubblica Amministrazione in molti modi. D’altra parte ci si è dovuti confrontare con l’annosa questione della privacy.

Il data score e il tracciamento degli individui

Con il termine data score si intende l’insieme di tecniche usate nell’analisi dei dati con lo scopo di catalogare i cittadini in gruppi definiti, secondo caratteristiche simili e ricorrenti. Questa categorizzazione viene condotta unendo informazioni ottenute online ed offline. Questo perché la Pubblica Amministrazione può erogare determinati servizi con maggiore precisione e minor dispendio economico, vista la crescente automatizzazione dei processi.

La creazione di Scorecard viene utilizzata negli UK per la graduatoria di accesso alla sanità o per prevedere lo schema pensionistico nazionale. Negli USA si applicano tali sistemi al settore dell’istruzione, per valutare la performance di studenti e professori. Anche il settore della difesa americano impiega il data score, per prevenire episodi terroristici e sorvegliare l’immigrazione.
Queste tecniche di categorizzazione dei cittadini sono in costante evoluzione, per garantire prestazioni sempre migliori. In questo clima, ai metodi già utilizzati, si è incorporato il riconoscimento facciale, lo stesso utilizzato per lo sblocco dei nostri dispositivi elettronici. L’utilizzo di tale sistema ha riportato alla luce il difficile bilanciamento tra operato della Pubblica Amministrazione e garanzia della privacy.

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Il caso estremo: Social Credit Score.

L’implementazione delle tecnologie di riconoscimento del volto ha permesso un tracciamento totale e pressoché ininterrotto dei cittadini. È il caso del Social Credit Score cinese: secondo quanto approvato nella Pianificazione della Creazione del Sistema di Credito Sociale, lo Stato cinese valuta i cittadini e le imprese che operano in Cina. Questo giudizio viene costruito secondo quattro direttive: onestà negli affari di governo, integrità commerciale, integrità sociale e credibilità giudiziaria. La raccolta dei dati avviene come detto anche attraverso il riconoscimento facciale, ad esempio nella registrazione delle infrazioni del codice stradale, anche compiute dai pedoni. I sistemi di riconoscimento facciale sono dislocati in molti punti delle città cinesi, estendendo la sorveglianza quanto più possibile.

La finalità del sistema di credito sociale cinese è nuovamente da ricercarsi nel buon operato della pubblica amministrazione. I buoni cittadini, che hanno guadagnato punti grazie al loro comportamento reputato corretto, potranno accedere a scuole prestigiose o a carriere lavorative eccellenti. È evidente, come tale finalità non riesca a compensare una negazione totale della propria privacy ai danni dei cittadini cinesi. Non a caso, il Social Credit Score è stato considerato uno “strumento per il controllo sociale”.

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Sari Real Time e Garante della Privacy

Le tecnologie di riconoscimento del volto hanno esercitato attrattiva anche sulla Pubblica Amministrazione italiana. Il Garante della privacy e per la protezione dei dati personali ha espresso parere negativo riguardo all’utilizzo del sistema Sari Real Time. Il sistema sarebbe composto da un insieme di telecamere installate in determinate aree geografiche, in grado di analizzare i volti dei soggetti ripresi e confrontarli con quelli contenuti in una banca dati. Nel caso sia presente un riscontro una corrispondenza tra un soggetto ripreso e un individuo presente in una blacklist, il sistema può fornire un allarme e richiamare l’attenzione delle forze dell’ordine.  Oltre al confronto tra i soggetti, Sari Real Time sarebbe in grado di adempiere anche a funzioni di videosorveglianza, registrando le immagini riprese dalle telecamere.

Il Garante reputa di grande delicatezza l’utilizzo di tecnologie di riconoscimento facciale, anche considerate le finalità di prevenzione e contrasto dei reati e della criminalità. Il tracciamento potrebbe, coinvolgere anche individui che partecipano a manifestazioni di varia natura, che per nulla sono oggetto dell’attenzione delle forze dell’ordine. La sorveglianza assumerebbe una natura mirata nelle intenzioni, ma universali sul lato pratico. La normativa in materia di privacy stabilisce cautele rigorose riguardo l’utilizzo dei dati biometrici, che deve essere adeguatamente giustificato, considerata la grande interferenza con la vita privata. Per questo un sistema tale, secondo il Garante, andrebbe a ledere la garanzia della privacy e il rispetto delle libertà e dei diritti di ogni individuo. 

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La ricerca di un equilibrio.

L’utilizzo del riconoscimento facciale è di notevole attrattiva per la ricerca del miglior operato possibile da parte della Pubblica Amministrazione. È innegabile come il tracciamento dei cittadini e la loro categorizzazione dia delle ottime condizioni per poter somministrare al meglio i pubblici servizi o garantire la pubblica sicurezza. Di contro, è necessario individuare, o costruire, un equilibrio tra l’uso di tali tecnologie e la garanzia della privacy promessa e dovuta a tutti gli individui. Secondo il Garante, inoltre, una base normativa adeguata dovrebbe definire le situazioni in cui ricorrere tali tecnologie, senza lasciare ampia discrezionalità a chi le utilizza. Questa dovrà valere anche per definire gli scopi fondamentali dell’impiego dei dati biometrici, identificare i criteri di individuazione dei soggetti pericolosi, determinare le conseguenze dei falsi positivi, garantire la piena inclusività e imparzialità del sistemo verso minoranze etniche.

Tommaso Bottacini – Area Comunicazione