SMMDayIT 2018: think digital, be social, shake hands

SMMDayIT 2018: think digital, be social, shake hands

“Think digital, be social, shake hands!” si apre così la sesta edizione milanese dei Social Media Marketing and Digital Communication Days, tre giorni di incontri dedicati interamente ai social media e alla comunicazione online. Un evento a cui hanno preso parte 40 relatori per un totale di 24 ore di formazione e confronto, anche attraverso la presentazione di case histories di grande rilevanza.

Al giorno d’oggi per fare business sono necessari due requisiti: essere social ed essere online, basti infatti pensare che il 53% della popolazione globale (4 miliardi di persone) ha accesso ad Internet. Sempre più spesso questi mezzi di comunicazione digitali assumono un ruolo cruciale anche nella politica e nell’economia, oltre che nella definizione del clima sociale. In tale ottica, per sviluppare il proprio business, sono necessari diversi requisiti: creare e gestire buone relazioni, essere affidabili, mantenere le promesse e avere una buona reputazione. Il mondo digital è quindi molto complesso e non è più possibile per una sola persona gestire l’intero insieme di interazioni che si creano online. Il periodo del “faccio tutto io” è finito. Comunicare e fare marketing è diventata una priorità, non c’è più spazio per l’improvvisazione: servono figure professionali con grandi competenze come CDO (Chief Digital Officer), social media manager o community manager.

Nella gestione dei canali social per la promozione della propria attività è necessario tenere a mente alcuni elementi essenziali. Il primo di questi è la costanza: nella pubblicazione dei post, nel rispondere ai commenti e ai messaggi, nel monitorare. In tal senso, anche l’ascolto della community gioca forza nella ricerca di nuove idee e di nuove soluzioni. Ogni canale social, inoltre, deve avere una finalità e un target di riferimento. Il contenuto deve adattarsi al contenitore ed è per questo che differenziare la comunicazione ed il linguaggio a seconda del canale è fondamentale. Un altro elemento essenziale è la customer experience. “Alle persone non va dato ciò che vogliono ma quello che desiderano dopo averlo provato”, queste le parole di Giovanni Molaschi, social media manager di “Che Tempo Che Fa” e “Le Parole”. La relazione tra cliente e azienda deve essere proficua e i nuovi media possono aiutare ad essere vicini al cliente. Nessuno garantisce il lavoro all’infuori del cliente stesso, ed è per questo che bisogna chiedersi ogni giorno se il cliente è felice e soddisfatto.

La reputazione che ci si crea nei confronti dei propri clienti è determinante, il 72% dei mobile users, infatti, ricerca informazioni online prima di acquistare in negozio e il 90% dichiara che i video sono utili nel processo decisionale. Per un’efficace brand positioning, con cui l’impresa si impegna ad occupare con la propria offerta uno spazio unico e ben definito nella mente dei potenziali clienti, sono necessarie rilevanza, unicità e autenticità. Fondamentale è poi il real time marketing, il quale richiede creatività del contenuto, rilevanza della notizia sulla quale si elabora il proprio contenuto e soprattutto rapidità di esecuzione, ma anche attinenza con i valori dell’azienda. Se non si rispettano queste regole esso non solo risulta inefficace, ma può anche rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Come ci spiega Massimiliano Cusimano, digital communication manager di Bticino, “dopo anni di focalizzazione sulle performance, oggi c’è un problema relativo a creatività e differenziazione rispetto al mercato”. La parola chiave, comunque, rimane “sperimentare”. La cosa migliore è capire e accettare che il mercato è cambiato rispetto a cinque anni fa e probabilmente continuerà a farlo.

Nonostante le incredibili opportunità che i social rivelano, è però doveroso considerare anche i rischi relativi all’esposizione online. Innanzitutto, i social ed il digital spesso non tengono sufficientemente conto della sicurezza degli account e della privacy degli utenti. Chi effettua attacchi informatici in molti casi non incorre in nessun rischio a fronte dei grandi guadagni che tali azioni possono portare e delle ingenti perdite che causano alle piattaforme. Per questo motivo le normative GDPR hanno introdotto una nuova figura professionale, il “Data Protection Officer”, che si dovrà occupare dello sviluppo e dell’implementazione di strategie adatte a garantire la sicurezza dei dati degli utenti.

Ludovica Taddei – Area Comunicazione